venerdì 30 giugno 2017
giovedì 29 giugno 2017
Oltre il cancello
NAGALLAMA ST.JOSEPH PRIMARY SCHOOL
Credo questa, spero questa, sia una di quelle cose cui non mi abituerò mai: entrare dal cancello della scuola ed essere accolto da questa marea neroazzurra era, è e sarà sempre una grandissima emozione. Per chi come me questi colori se li sente addosso, li sente come parte della propria vita, come seconda pelle, la vista di così tanti bimbi, tutti insieme, dai 6 ai 14 anni, vestiti con quella maglia…indescrivibile. E non è come andare in questo periodo in uno qualsiasi dei centri dove si stanno realizzando le scuole calcio estive: anche li tutti i bambini indossano la stessa nostra, amata, maglia, anche li il colpo d’occhio scatena emozioni positive, anche li la passione per il calcio che anima i bimbi è la stessa che qui, ma…ma qui quella maglia dona un prestigio unico alla “mia” Inter! Le scuole calcio estive le fanno tutti, tutti distribuiscono la propria maglia a bimbi che pagano per giocare una settimana in questo o quel campo, ma a Nagallama, in questo “bucio di culo” (permettete il francesismo), ci siamo solo noi a far giocare bambini che corrono dietro quella palla senza scarpe; a far giocare bambini che sotto quella maglia, che venerano e tengono come fosse una reliquia, indossano canottiere bucate e zozze; a far giocare bambini che mangiano una volta al giorno, quando va bene; a far giocare bambini che per venire a scuola e quindi poi per allenarsi con noi o con i nostri coach, camminano anche per un’ora, da soli, lungo la main road, tra matatu impazziti e boda-bora spericolati; a far giocare bambini che se non avessero incontrato inter campus sul loro percorso probabilmente sarebbero ancora in fila ad aspettare il loro turno per calciare in porta, in un esercizio che con un pallone prova a coinvolgere cinquanta bambini. Insomma, tutti fanno scuole calcio estive a pagamento, ma solo Inter fa Inter Campus. E, cacchio, è un vero peccato. Perché se noi arriviamo a far giocare circa 10000 bambini all’anno con la nostra maglia, con il nostro metodo di allenamento, con le nostre proposte che attraverso il calcio educano, crescono, pensa se tutte le grandi società calcistiche per lo meno italiane facessero lo stesso, quanti altri bimbi riusciremmo a coinvolgere. Cacchio! Noi, la seconda squadra di Milano, quella di Torino, la Roma: solo queste quattro potrebbero toccare circa 50000 bambini. Uno sputo nel mare, certo, se consideriamo i bambini in difficoltà nel mondo, ma sarebbe già più di quanto riusciamo a fare noi, sarebbe già una crescita. Invece rimaniamo solo noi. C’è solo l’Inter! Caro tifoso, solo per questo motivo dovresti giurare amore eterno ai nostri colori!
sabato 24 giugno 2017
Ritorno in Uganda
WELCOME BACK, MZUNGO
A soli tre mesi di distanza mi ritrovo seduto sulla ormai ma seggiola, nella ormai mia capanna, nell’ormai mio african village, a svuotare su questo foglio di carta virtuale la somma di esperienze di questa nuova avventura ugandese. tre mesi e non i canonici sei son trascorsi dall’ultima missione, perché…be’, non posso scriverlo, altrimenti altri richiami ufficiali, altre censure pioverebbero sul mio blog. Va bene così, diciamo. Tre mesi in cui, rileggendo ciò che ho scritto a Marzo, deve essere successo qualcosa in questo paese, perché gli standard quasi europei dell’aeroporto di cui narravo sono ormai uno sbiadito ricordo, sostituito da una più cruda e incasinata realtà: appena sbarcati dall’aereo, infatti, una fila sconclusionata, senza un apparente inizio, ma soprattutto senza un’unica fine, ci ha accolto al controllo passaporti, dove trascorriamo quasi un’ora in attesa di pagare il visto da 50$ che ci permette di entrare nel paese; sopravvissuti a questa prima prova, eccoci però al vero test di sopravvivenza: il recupero bagagli! Una calca “spingente” soggiorna nei pressi del nastro, quasi impedendo la vista delle valige che su di esso scorrono lentamente e quando finalmente riusciamo a tornare in possesso delle nostre borse, un’altra disordinata fila ci si para d’innanzi! Gente che spinge a destra, gente che spinge a sinistra, il carrellino di quello dietro che continua a colpirmi le caviglie stile difensore di terza categoria in marcatura sulla punta, su calcio d’angolo e tutto per dimostrare, attraverso la ricevuta che ti lasciano al momento del check in, che il bagaglio che hai con te è effettivamente tuo e poterlo così, in seguito, passare sotto la macchina a raggi x per fartelo controllare ed essere definitivamente libero. Non contento però di tutto il casino vissuto fino a quel punto, decido saggiamente di dimenticare la mia borsa con il lap top alla macchina a raggi x e, soprattutto, penso bene di ricordarmene solo una volta fuori, mentre stringo la mano al nostro driver, mandatoci dal Cuamm per il trasferimento all’African village. “cazzo, il mio mac”, urlo, e con scatto di Boltiana memoria mi fiondo nuovamente nella hall dell’aeroporto, dove però vengo malamente fermato, giustamente aggiungerei, dalla sicurezza, che un po’ alterata per il mio tentativo di irruzione, mi spinge verso altri controlli, da cui devo necessariamente passare per ri-entrare. Passato questo piccolo varco, però, mi imbatto in un secondo controllo, che, anche qui giustamente, mi impedisce di tornare nello stanzone dove si riconsegnano i bagagli. La fortuna è dalla mia e i due addetti alla sicurezza rimangono colpiti dalla mia polo Inter, così quando spiego loro il perché io l’abbia indosso, mi fanno lasciare lì zaino e documenti per tornare ai nastri a recuperare il mio computer. “I get it”, dico loro sorridendo. “Uebale sebo”. Scatenando una loro risata, guadagno, finalmente al completo, l’uscita, per salire in macchina e trascorrere altre tre infinite e noiosissime ore nel traffico di Entebbe e Kampala, prima di raggiungere la tanto agognata meta. Sono distrutto, ho un sonno micidiale, ma sono le 17:30, quindi…che faccio? Fuori, ci si allena. Una bella sudata e torno come nuovo…o quasi, pronto, ora, per un sonno rifocillante. Domani si inizia!
lunedì 12 giugno 2017
venerdì 9 giugno 2017
In giro per Kin
Se a Teheran ho vissuto quasi più tempo in auto che in campo a causa dell'incredibile e assurdo traffico della città, a Kinshasa ho passato in auto più tempo con gli occhi chiusi, che aperti!!!
Nemmeno ai tempi di Padre Stefano a Luanda e del suo selvaggio "dambaiare" (cioè "tagliare", "rubare tempo e spazio in auto agli altri", insomma...commettere infrazioni!) ho avuto tanto timore di trovarmi il muso di un auto nella portiera laterale, o di finire io stesso nel baule di una qualsiasi altra carriola a motore che gira per la città. Non ricordo chi abbia detto "le regole sono fatte per essere infrante", ma penso fortemente fosse un abitante di questa immensa, poverissima, disordinata e distrutta (ieri, rientrando dal fiume, col buio, a momenti finisco in un cratere penso causato dalla caduta di un asteroide, viste le dimensioni) capitale: macchine che vengono contromano, come se fosse la cosa più normale del mondo; motorini che si infilano, incuranti del pericolo, in ogni pertugio; folli pedoni che si lanciano nei pochi boulevard, vivendo l'esperienza di una roulette russa, come se un semaforo verde li avesse autorizzati a lasciare il "marciapiede"; mezzi di ogni genere, dimensione e soprattutto... di ogni anno (qui o ci sono i macchinoni tipo scorta presidenziale americana, con i vetri neri, lucidi e giganteschi, oppure girano con macchine tenute insieme da fil di ferro, con ruotini al posto del normale pneumatico, vetri rotti, parabrezza con più crepe che posti a sedere) che schizzano da una corsia all'altra (fossero segnate, le corsie), in cerca di uno spazio, anche minimo, ove infilarsi, per avanzare l'avversario, il vicino di finestrino; semafori-robot (non è uno scherzo: qui i semafori hanno la forma di robot, quelli da fumetto, tipo Daitan 3) che ormai servono solo per abbellire (oddio) la strada, vista la loro totale e assoluta inattività. Insomma, un vero inferno fatto di auto e asfalto, che fortunatamente (sei sicuro???) vivo da passeggero, da dietro, perchè se dovessi anche guidare impazzirei!!!
Iscriviti a:
Post (Atom)