Da est a ovest
Penso che nessuno mai abbia fatto il nostro stesso itinerario: Ashgabat- Istanbul - Amsterdam e infine Curacao. Tutto in un colpo, in 22 ore di aereo. Ma nemmeno Vasco da Gama...Da un mondo a un altro in una giornata. Dalla città bianca, monocolore, alle case tipiche dell'isola caraibica, tipiche nella forma, con la struttura olandese, e di diversi colori pastello: dal giallo al viola, dal verde all'azzurro, dal rosso al rosa. Un'esplosione di colori, in netto contrasto con la città dove mi trovavo...ieri.
A ben vedere non son solo i colori a evidenziarmi le differenze tra i due campi del mondo: l'isola dove ora mi trovo ha una storia intensa, seppur circoscritta all'epoca coloniale, al periodo della schiavitù e dei domini europei in questo lato di mondo (consiglio sempre "il mare d'oro" per approfondire questo momento storico); contesa da spagnoli, francesi e poi olandesi, tutt'ora "possessori" di questo piccolo paradiso posto di fronte al Venezuela, i vari invasori che hanno sottomesso la popolazione indigena, hanno reso multiculturale il paese, dove ora la gente parla olandese, inglese, spagnolo e papiamento, la lingua locale. Un misto di portoghese (chissà perché), spagnolo, con qualche parola inglese: bellissima da ascoltare, abbastanza semplice da comprendere e coinvolgente da udire, con la sua cantilena portoghese e le sue note latine.
Ma le differenze non si fermano qui: i nostri allenatori qui sono un gran misto, non più tutti figli della "grande madre russia", inquadrati e poco flessibili, inclini al cambiamento. Qui abbiamo olandesi, giovani fiamminghi, cubani emigrati, colombiani e qualche autentico local. Insomma, un divertente mix per il quale non sei mai sufficientemente preparato, per quanto provi sempre a studiare il paese in anticipo, che però stimola sempre in me nuove strategie di adattamento, per rendere il contenuto del corso il più possibile "comprensibile" a tutti, a prescindere dal back ground culturale. E la cosa, soprattutto in zona caraibica, è sempre anche abbastanza semplice da mettere in campo: la gente è tranquilla, serena, pacata, a loro volta disposte ad adattarsi, ad adeguarsi, a mettersi a disposizione, incline, con calma, con estrema calma, a venirti incontro. Quindi si ride, ci si prende in giro, in aula si crea un clima disteso, allegro, seppur mantenendo tutti sul pezzo, sentendo il loro coinvolgimento, la loro volontà di apprendere, di conoscere, di migliorare. Volontà che ha avuto una grande spinta dalla qualificazione della nazionale al mondiale (si, curacao andrà al mondiale e noi no...), che ha portato ora il calcio al centro degli interessi della nazione, che ha portato tutti gli allenatori, gli educatori dell'isola a cercare, volere, inseguire nuove opportunità formative, per contribuire alla crescita del movimento calcistico. Insomma, un bellissimo ambiente sia umano che lavorativo. Ma, onestamente, son poche, pochissime, le esperienze negative in questi anni di pellegrinaggio calcistico. Solo in Italia abbiamo rotture di coglioni quotidiane...e nemmeno andiamo al Mondiale!
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